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Con queste opere l’artista, o meglio (il sottoscritto) vuol dare un’idea, seppur, e, se non più che una immagine tangibile per i più, desueta; disavvezza, che non rientra nei canoni della norma abituale di un'arte ordinaria. Se non al contrario e in modo più profondo, sino quasi a rasentare un atavico «primevo visivo» che a mano a mano nel tempo si è andato sempre più dissipando; sostituito da una e più immagini dell’arte, come ripeto, per i più consueta.
Ora queste opere da me ideate, e, per l’appunto, che rientrano in quei lembi di una superficie geometrica, materiale, palpabile, che si chiama oggettivamente quadro, per conto mio, potrebbe non essere delineata/e tangibilmente dove gli occhi del fruitore, in buona fede, vi contempla con curiosità, e, a sua volta scrutando, sguarnendo, sempre in buona fede, quello che era egli in tempi remoti – quando l’arte priva di orpelli, vincoli stilistici si “manifestava” in tutta la sua libertà – esteriorità ( non contaminata; non traviata) – da quelle che un futuro – presente – or ora è, e sarebbe stata l’idea di arte, sino al meno la fine del 1800. Detto questo… sottolineando, quasi paragrafando la parola quadri, queste opere svincolate da tale assonanza (corto – molto) ed eterna, che dir si voglia di arte. Non può non, specialmente se, il lettore mi permette, in questo caso, me medesimo, nato negli anni 70, di caratterizzare in tale superficie quelle che in fondo non sono altro che rimandi di fiochi barlumi ancestrali, lirici, se pur ormai dissipati; radi e in alcuni casi sporadici, istintivi, riemergono a loro malgrado senza «fren artistico». Ora, a questo punto l’artista, non meno abile ed atto a tale assimilazione (come primordio) artistica, che per l’appunto «involontariamente» lo sprona, inalveandolo, raccogliendo tale abbrìvio, in questo vincolo piuttosto che in un altro; come per paradigma può essere un figurativo accademico all’approccio con la sua tela; cavalletto tinte ecc ecc.
Come già detto sopra non meno «atto», alla sua risoluzione artistica. Si limiterà, in questo caso (io) a cogliere questi barlumi –fluttuanti– che danneggiano nella mente di ognuno di noi e che pochi sanno incidere, incastonare con una tècnica piuttosto che non un'altra, nella superficie corporea senza dar pondo alla gestualità stilistica, o (metodo) che alla fine rimarrà soltanto una consonante stonata e di poco conto e rilievo, come valore, e non molto oltre del mezzo per raggiungere un fine nobile. Che in questo caso, e ancora più accentuato l’interstizio; quando si parla di arte.
Ritornato senza...
E’ uscito: “RITORNATO SENZA NUMERI” il nuovo romanzo di Andrea Ragni.
L’opera è già reperibile presso il sito www.pitturaeoltre.it
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